Hermes ha studiato e integrato le principali metodologie del cambiamento e dell’apprendimento, e le utilizza dosandole e combinandole a seconda delle esigenze, come ingredienti preziosi in un laboratorio di cucina.
La Programmazione Neuro Linguistica è uno dei più avanzati modelli di comunicazione, che si adatta bene al contesto aziendale poiché ha un’alta valenza pragmatica.
È un modello nato negli anni ’70 dalla ricerca di Bandler e Grinder, che hanno studiato la comunicazione applicando gli strumenti di altre discipline, quali la linguistica, la cibernetica, la matematica.
Da questi studi è nata una psicologia della comunicazione che fa perno sul concetto di osservabilità e che è quindi di facile apprendimento e vasto utilizzo.
Ne deriva la possibilità di individuare gli elementi veramente efficaci dei processi comunicativi per poterli formalizzare in modelli e tecniche riproducibili.
La PNL ha focalizzato l’attenzione sul livello verbale attraverso l’ascolto attivo dei processi linguistici individuando alcuni schemi ricorrenti che ogni individuo “personalizza” tramite la sua esperienza soggettiva.
La PNL si basa, quindi, su principi scientifici e permette di osservare e comprendere la realtà soggettiva adottando parametri di riferimento precisi, che permettono di entrare nella realtà di ogni persona rispettandone la specificità e comprendendone la diversità.
L’Analisi Transazionale, è un sistema comunicativo, che si presta a descrivere le situazioni in cui il focus è centrato sulla relazione: situazioni di gestione aziendale, lavoro di gruppo, leadership, coaching ed altro.
L’A.T. nasce come una teoria sulla personalità, che individua 3 stati dell’Io in cui si struttura la personalità: Bambino, Adulto, Genitore. La conoscenza degli stati dell’Io e delle transazioni da uno stato all’altro ci aiutano in modo pragmatico ad entrare nella sintonia giusta, permettendoci di guidare colleghi e collaboratori.
I benefici che questo modello può fornire, sono a livello personale, legati ad una maggiore consapevolezza di come “funzioniamo”, dei nostri punti di forza, dei nostri punti di debolezza e di come entriamo e “giochiamo” la relazione con gli altri; in ambito aziendale, l’A.T. è molto efficace poiché fornisce strumenti di comprensione dei sistemi relazionali e di eventuali disfunzioni a livello comunicativo.
Alla base dell’approccio di Carl Rogers vi è la fiducia nel seguente presupposto: in ogni organismo vivente e negli stessi esseri umani è presente ed è operante una tendenza attualizzante che genera processi costruttivi orientati alla realizzazione del pieno potenziale di ognuno.
In altri termini tale modello valorizza l’esperienza di ciascuno, promovendone la partecipazione attiva al fine di creare un apprendimento continuo, e pone l’accento sulla qualità della relazione basata sul rispetto reciproco, la capacità di mettersi in discussione e la capacità di ascolto.
Questo approccio mira a far acquisire modi efficaci di comunicazione finalizzati a migliorare i rapporti interpersonali e a promuovere la crescita delle persone, risultando di alta efficacia su temi manageriali come la leadership, la gestione del team, lo sviluppo dei collaboratori, la negoziazione, il coaching e il counselling.
L’approccio rogersiano ha un’altissima applicabilità anche in contesti come quello socio-sanitario in cui lo sviluppo della capacità di ascolto empatico acquista una rilevanza assoluta.
Il pensiero sistemico relazionale permette di spingere l’osservazione oltre gli eventi apparenti per cogliere i movimenti più remoti, al fine di individuare i legami tra gli eventi e capire come influenzarli.
In ambito formativo, attraverso il modello sistemico relazionale le persone acquisiscono l’abilità di guardare in contemporanea la specifica situazione e l’insieme, cogliendo i nessi di uno “sguardo bifocale”.
La visione del partecipante diviene più ricca (complessa) di informazioni soggettive e oggettive su cui autonomamente può costruire la propria ipotesi e ulteriormente ampliarla con il contributo di altri.
L’ applicazione in campo formativo rende tale approccio un’utile chiave di lettura, in grado di spiegare l’intima complessità di alcuni fenomeni, che non sono mai il risultato di singoli fattori ma delle loro interrelazioni.
Le persone prendono consapevolezza del sistema-azienda e delle sue interrelazioni, con influenze positive sulla motivazione, sul senso di appartenenza e sull’assunzione di responsabilità.
L’approccio gestaltico si traduce, nella pratica formativa, in attività esperienziali, ossia nel far scaturire situazioni, occasioni di relazione e stimoli con forti evocazioni alle situazioni professionali problematiche. Le attività messe in atto permettono alle persone di vivere in aula circostanze “sensibili e sensibilizzanti” , ed entrare in contatto con le sensazioni che queste esperienze provocano, agendo di conseguenza.
Spesso dopo giornate formative di questo tipo, i partecipanti si meravigliano di sé, delle proprie reazioni, del loro grado di accettazione di sé e dell’altro, di come vedono e vivono in modo diverso le situazioni quotidiane di disagio e d’empasse.
Tale approccio aumenta la creatività nella soluzione di problemi.
Molto positivo è il riscontro che spesso ne deriva per coloro che ricoprono cariche di responsabilità e si trovano a gestire dei collaboratori; essi imparano meglio a delineare lo sfondo, a mettere ordine tra le diverse priorità e rispondere alle emergenze.
Per un capo, infatti, è importante imparare a lavorare su una figura alla volta, per non creare disorientamento tra i collaboratori e dare all’azienda una precisa direzionalità.
Questo approccio si applica sia nei lavori individualizzati, sia all’interno dei gruppi di formazione per tematiche quali gestione dello stress, prevenzione o cura del burn out, gestione del conflitto, problem solving, lavoro di gruppo, leadership, negoziazione, relazione con il cliente, gestione dei reclami.
Questo approccio si fonda sul principio che noi siamo costruttori, in modo conscio o inconscio, del nostro personale modo di conoscere e che organizziamo in modo coerente e secondo mappe particolari la nostra personale costruzione del sapere.
In questo approccio si inserisce l’epistemologia operativa che è una strategia di esplorazione dei processi di costruzione della conoscenza, finalizzata alla presa di coscienza da parte della persona dei propri processi cognitivi, e conseguentemente una riflessione più generale sulle modalità di elaborazione e uso della conoscenza.
L’obiettivo formativo di questo approccio mira all’esperienza della conoscenza, piuttosto che alla performance cognitiva; esso tocca l’identità cognitiva della persona, permettendole con questo di capire e organizzare meglio quanto sta conoscendo o conoscerà, dandole quindi la capacità di contestualizzare meglio anche il bagaglio di conoscenze o abilità apprese in precedenza.